La musica e il ballo

La zona ai confini meridionali della Lombardia tra Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna è denominata Area delle Quattro Province. Una delle caratteristiche culturali che unisce questa porzione di Appennino sono i canti e le musiche da ballo.

 

La musica popolare delle 4 Province – caso quasi unico nel panorama folk italiano e oggetto di importanti studi etno-musicologici – è ancora molto viva soprattutto nelle valli e nei paesi, anche grazie al particolare isolamento geografico delle alte vallate e si continua a tramandare il repertorio musicale e quello coreutico.

 

Le melodie eseguite dal piffero delle quattro province accompagnato oggi dalla fisarmonica (fino agli anni Trenta dalla müsa, cornamusa appenninica) caratterizzano feste come il Carnevale di Cegni, momenti di convivialità e molte altre occasioni.

 

Il piffero è uno strumento musicale che appartiene alla famiglia degli oboi.

 

“Il repertorio da piffero e fisarmonica comprende un corpus di danze tradizionali di gruppo come Monferrine, Alessandrine, Gighe, Perigurdine, Sestrine, e Piane e un corpus di danze di coppie più recenti denominate balli “lisci” come Valzer, Polche, Mazurche”) (fonte www.intangiblesearch.eu). Le danze vengono effettuate in diversi contesti tradizionali: durante feste di paese o dei coscritti, o durante feste rituali come il carnevale, come a Cegni, nell’alta val Staffora, mentre durante il rito nuziale si eseguono il Levar della sposa e il Levar di tavola.

 

Tra i canti da piffero – una delle tradizioni più arcaiche della vocalità popolare del nord Italia – alcuni, detti “calendariali” vengono eseguiti nel corso dei rituali primaverili, altri sono brani “narrativi” o da cantastorie, in larga parte eseguiti da cantori di sesso maschile, con voce acuta e forte.

 

Una delle tradizioni più radicate è il canto a più voci (“alla bujasca”). I testi dei canti popolari tradizionali raccontano soprattutto storie d’amore, di guerra e cavalleresche, di lavoro e di sofferenza.

Per saperne di più, una delle fonti migliori è quella dell’Inventario del patrimonio immateriale delle Regioni Alpine

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